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  • Silvano Scalabrella

Verso l'uomo post-neolitico

Nel primo capitolo di LA SAPIENZA DEL CUORE mi sono chiesto se oggi, nel tempo della tecnologia e della perdita di attrazione del monachesimo antico, non ci stiamo avviando verso una nuova forma di spiritualità veramente universale e globale, non più riservata a pochi reclusi in una vita perfettissima ma aperta a tutti gli uomini e le donne liberi e benedetti di questo mondo. In realtà mi sento di appartenere di più a questo uomo nuovo che viene, anticipazione del'uomo spirituale del post-neolitico, quello che prenderà il posto dell'homo sapiens nel corso dell'evoluzione.

E' finita la civiltà del ferro; è finita l'epoca moderna, dopo aver tentato invano di schiacciare l'universalismo medioevale e a sua volta schiacciata da un altro 'universalismo' che non ha saputo prevedere, che oggi porta il nome di 'globalità'. La mia percezione ottimistica è che, nonostante noi occidentali siamo sempre più addomesticati, però è sorta e si va diffondendo una coscienza universale,incentivata anche dal globalismo, che apre le porte alle culture e alle religioni, alle lingue e alle tradizioni di tutti i popoli del mondo. Si fa spazio una reciproca reale conoscenza, che non deve più passare necessariamente ed esclusivamente attraverso i canali classici dei custodi depositari delle verità ufficiali.

Il compito delle religioni sarà sempre più quello di preparare l'uomo di oggi a sopportare la propria scomparsa, in attesa dell'uomo del futuro. Intanto potremmo cominciare a considerare la nostra religione come un cristianesimo contemplativo universale.

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