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  • Silvano Scalabrella

Revisione del significato di malattia

Il problema della teodicea (cioè della 'difesa' di Dio davanti ala male, alla malattia, al dolore, alla morte) poggia su una determinata idea di malattia, di peccato-colpa. Si dice: se Dio è Onnipotente perché non impedisce la sofferenza, la malattia? Se Dio è Misericordioso perché non impedisce la malattia, la sofferenza? Ma può Egli impedire la Vita?

Se noi cambiamo il concetto di malattia, allora crolla la necessità di una teodicea. Per fare questo, dobbiamo tenere presente il senso di una concezione integrale, olistica dell'uomo, colto nella sua evoluzione dinamica verso l'uomo spirituale, l''uomo nascosto' ch'egli è nella sua intima essenza.

Tentiamo un approccio: interrogarsi sulle cause della malattia significa in realtà chiedersi quale sia il fine della malattia: non può che essere così, se non vogliamo introdurre una separazione tra l'uomo e ciò che accade, cioè la malattia. La domanda, allora, suona così: cosa mi vuole comunicare la malattia? Cosa deve cambiare nella mia vita? Allora, la domanda iniziale "Perché a me?", trasformata poi nella consapevole "Perché agli altri e non a me?", diviene ora, dal punto di vista di una 'salutogenesi' (che è il contrario della patogenesi): perché proprio io ho contratto ora questa infezione, mentre le persone che mi stanno intorno sono rimaste immuni?

In quel momento tutta la verità su di me si concentra nel prendere atto del fatto che io sono come mi vivo la malattia e nulla più. Ciò implica il grado attuale di consapevolezza raggiunto.

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