Cerca
  • Silvano Scalabrella

Nell'Oltre, il tutto

So per esperienza che non è possibile praticare la preghiera continua (che è per sua natura olistica, non-duale) e poi imbastire con gli altri e con il mondo un dialogo di tipo dialettico, quando non contraddittorio. Se la preghiera unisce, allora anche il dialogo, per essere autentico, deve essere 'dialogico': nel dialogo autentico tutti hanno ragione, perché ad ognuno è riconosciuta la sua ragione. Gli è riconosciuta non perché gli si dice "Ti capisco", bensì perché gli si dice "Ti credo", anzi "Ci credo". Solo credendo nelle ragioni dell'altro, lo si può comprendere veramente. Ciò non significa che si rinunci alla proprie ragioni, a ciò in cui si crede. Questo tipo di dialogo si muove seguendo il principio di identità ( altra cosa rispetto al principio di non-contraddizione), per cui avremo sempre da parte dei dialoganti affermazioni di tipo omeomorfico, cioè: ciascuna affermazione vera in sé; più verità possono convivere, senza negarsi necessariamente nella convinzione che solo una verità possa essere vera. Un dialogo veramente dialogico metterebbe in evidenza la relatività (che non è relativismo, ma capacità di mettersi in relazione) tra le verità condivise: il fine non è individuare l'unica verità (vera in quanto unica). Chi ha detto che la verità, per essere vera, deve essere unica?

Post recenti

Mostra tutti

La visione integrata del dolore

Siamo arrivati al punto di riconoscere al dolore non solo una funzione organica, ma anche una funzione psico-somatica, mentale e spirituale. La medicina, se vuole essere integrale e personale, non può

La utilità del dolore

Se noi consideriamo il dolore come avvertimento e monito, allora esso non è semplicemente un disturbo, il sintomo di una malattia da combattere insieme alla malattia stessa. In caso contrario il dolor