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  • Silvano Scalabrella

La tempiternità, n.2

E' proprio nella contemplazione della morte che si fa esperienza che io sono, nel duplice senso: che io esisto e che sono proprio io ad esistere; e tutto questo proprio in relazione alla morte, cioè a quell'evento che, per il comune buon senso, è la negazione della vita. In realtà, queste due esperienze sono possibili a condizione di entrare nella 'dimensione dell'eternità', cioè dell'essere stesso. Da questo punto di vista è inverosimilmente antropomorfica l'idea secondo cui il Logos incarnandosi irrompe nel tempo e la rivelazione di Dio in Lui si fa storia della salvezza. Come fa l'eternità ad entrare nel tempo? E' più verosimile il contrario e cioè che il tempo entri, venga assorbito, assunto, trasfigurato dall'eternità.

L'eternità irrompe nel tempo: è senz'altro un'immagine forte, che colpisce la fantasia, ma induce in errore, come l'altra riguardante la transustanziazione, per cui si dice che il pane e il vino sono trasformati nel corpo e nel sangue di Cristo, laddove è propriamente il contrario: nel mistero eucaristico Cristo comunica se stesso alle due specie del pane e del vino.

Se tempo ed eternità per divina congiuntura coincidono, allora in un istante, come per una illuminazione folgorante,l'inizio e la fine, il primo e l'ultimo coincidono e in questa chiara visione dirai: tutto è perfetto, tutto è compiuto. Ogni altra cosa sarà superflua; vivrai, se c'è ancora da continuare a vivere, ma sarà tutto diverso, perché se l'eternità irrompe nel tempo è magia, ma se il tempo è assunto dall'eternità allora è trasfigurazione.

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