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  • Silvano Scalabrella

La tempiternità

La tempiternità è la presenza sincronica del tempo e dell'eternità nel presente. E' il "Ed è già ora" di Gv. 4,23. Nell'eterno ORA non c'è spazio per il passato e per il futuro, neanche per quel 'presente' inteso come intermezzo tra passato e futuro. Come possiamo comprendere la realtà del 'tutto è ora; ora è tutto'? C'è un solo modo: essere questo 'ora è tutto'. Come è possibile? Come si può fare questa esperienza? I mistici di qualunque religione sanno cosa fare: essi contemplano la morte. Famoso in Occidente il memento mori dei benedettini, che significa: per avere una buona morte, abbi una buona vita. Seneca diceva: cerca di uscire dalla vita come vi sei entrato. La saggezza popolare dice: vivi questo momento come se fosse l'ultimo (che poi sarebbe la versione popolare del carpe diem). L'idea comune è che bisogna avere ora coscienza del momento ultimo, quando il senso della nostra vita ci sarà del tutto chiaro.

Questa contemplazione riguarda il tempo morente e l'istante cosciente della morte, rispetto ai quali tutto si ferma, tutto sembra arrestarsi. Il fatto è che davanti alla morte tutto perde di significato, tranne l'essere: il corpo, i sensi, il pensiero, ieri-oggi-domani, gli altri, il mondo, tutto svanisce o, per meglio dire, viene visto con altri occhi. Viene attivato lo 'sguardo dell'essere' senza mediazione alcuna, come mai ci capita di mettere in atto nella vita ordinaria. Nel tempo della morte cadono tutti i nostri progetti, l'ansia e il timore per le nostre inadeguatezze, le nostre proiezioni su di noi e sugli altri, le nostre preoccupazioni e tutte le nostre occupazioni.

La contemplazione della morte è un abbandonarsi all'essere e uno spogliarsi di tutto, per partecipare al tutto dal punto di vista dell'eternità, della pienezza dell'essere vuoto di ogni cosa; è una salita nel fondo dell'Io sono, dove tutto avviene sincronicamente, ancor più che in un sonno vigile.

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