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  • Silvano Scalabrella

Il dialogo con Dio

A proposito di parlare di Dio: presumere di poter parlare di Dio significa credere di poter parlare, kantianamente, di una 'cosa in sé'. Così ognuno potrà dire la sua opinione. Perciò la questione è mal posta. E' inutile parlare di Dio: si può solo parlare a Dio. La vera teologia non che un dialogo con Dio. E questo dialogo si esprime al vocativo. Il vocativo può essere: e-vocativo, in-vocativo, con-vocativo; esce comunque sempre dal profondo del cuore, sia che esprima sofferenza o gioia, paura o calma, angoscia o letizia. Il discorso su Dio nasce dal dialogo con Dio e deve essere preceduto dal silenzio. Dio si manifesta a Elia sul monte Horeb (1Re 19,8) nella delicata voce del silenzio; Dio rivelò a Mosè il suo Nome sul Sinai e le tre parole intraducibili che usò (Ehye asher ehye) ci dicono che nessuno può sapere dove, come e quando asher si manifesterà. Ciò che accadde sul Sinai noi lo chiamiamo autorivelazione di Dio. Tuttavia, qui si nasconde un errore di interpretazione, perché questa definizione contraddice o quanto meno riduce ciò che è realmente accaduto sul Sinai, davanti al roveto ardente. Infatti,la Voce che pronuncia le tre parole non intende dirci chi è che parla, ma pone al centro la rivelazione stessa; non offre alla vista l'immagine di Dio, una sua rappresentazione concettuale, quindi non parla di Dio. Se la vista è l'organo della conoscenza razionale (come per i Greci: oìda, ho visto= so), allora per la Bibbia l'udito è l'organo della percezione di Dio ("Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio", Dt. 6,4). Propriamente abbiamo qui una autorivelazione senza oggetto, perché non dice nulla di Dio, cioè intorno a chi si rivela. Se il vedere ha un suo oggetto, cioè un qualcosa che ci sta davanti, l'ascolto non ha oggetto; quindi nell'ascolto non c'è neanche un soggetto: c'è solo ciò che è stato detto, di cui si fa memoria, nell'unica forma spazio-temporale che è le conforme, cioè nel silenzio. Dio, noi diciamo, è immanente alla creazione ed è nel contempo trascendente. Con ciò non vogliamo dire nient'altro che tra Dio e l'uomo-creato non vi è altro ponte che l'immagine che Dio ha comunicato di Sé all'uomo.

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