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  • Silvano Scalabrella

Il cuore

Aggiornato il: 24 gen 2019

Oggi si ha per lo più una qualche ritrosia ad usare la parola 'cuore'. Forse perché troppo sentimentale. La si usa moltissimo in ambito religioso, spesso però in modo superficiale. Nella preghiera contemplativa il cuore ha un posto di primo piano, perché, come è scritto nella Gaudium et spes 19,1, il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell'uomo.

In senso biblico Cuore significa 'profondità dell'essere' (Ger.31,33). Nella tradizione esicasta del Monte Athos, la cosiddetta preghiera del cuore penetra in quella profondità mediante la invocazione incessante del Nome di Gesù. La centralità del cuore nella preghiera contemplativa deriva dalla convinzione secondo cui è il cuore che prega. Esso è il luogo della decisione,della, verità, dell'incontro; è la sede della personalità morale: ai puri di cuore è promessa la visione di Dio; Lo vedranno faccia a faccia e saranno simili a Lui (1Cor.13,12; 1Gv.3,2).

La purificazione del cuore consiste nell'accordare intelligenza e volontà alla santità di Dio, in modo particolare nei tre ambiti della carità, della castità, dell'amore della verità, nonché attraverso la liberazione dalla cupidigia e dall'invidia. Insomma,la conversione del cuore, attraverso la pratica delle virtù, conduce alla preghiera. Vorrei oggi mettere in evidenza questo aspetto. L'ultima affermazione è di grande importanza, perché molti credono che sia sufficiente recitare preghiere per essere graditi a Dio e, ancor più, credono che questa recita renda di per sé virtuosi. In realtà c'è una reciprocità tra preghiera e virtù: la preghiera (se è vera preghiera) suscita il desiderio della virtù, la maggior pratica delle virtù conduce ad una preghiera più profonda. Il cuore, orientato alla conversione, impara a pregare nella fede. Dunque il cuore indica il grado di conformità a Cristo, nello spirito del suo insegnamento contenuto nel Discorso della Montagna.

Per oggi basta così!






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