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  • Silvano Scalabrella

Il centro interiore

Solo quando entreremo in noi stessi, nella profondità dell'io interiore, saremo in grado di liberarci del mondo illusorio creato da noi stessi, dalla nostra mente. Fino a quel giorno vivremo delle nostre rappresentazioni mentali di noi-mondo-Dio, credendo che esse siano la realtà. Ma non è così e ne è prova il fatto che l'ego-ragione cerca di ricondurre ad uno (reductio ad unum) le tre entità, senza riuscirci, nonostante l'impegni estremo.

Così possiamo dire che, finché non si conquista il proprio centro interiore, noi innalziamo a realtà ciò che altro non è che un nostro 'idolo': tale è l'idea di uomo-mondo-Dio, che ci siamo inventata. Una conseguenza di questo pensiero idolatrico è l'essere persuasi del fatto per cui la conquista del proprio centro interiore comporti una riduzione di tipo monistico di io-mondo-Dio, per cui viene a mancare la 'reale differenza metafisica' tra Dio e l'essere-creato. In effetti questa preoccupazione ha un senso, ma solo per la ragione, che dopo aver creato l'oggetto del suo conoscere, si interroga poi sulla possibilità o necessità della unità di soggetto e oggetto.

Ma la realtà, così come si lascia conoscere da coloro che rientrano in se stessi, non ha nulla a che vedere con la realtà divisa prodotta dalla mente, se ancora non è salita nel profondo di sé. Nella vera realtà, che è una e unica, c'è posto per tutto e per tutti, senza necessità di inclusione o di esclusione, senza fusione o confusione. La realtà è trinitaria, è il luogo dell'esperienza sincronica di sé, del mondo, di Dio, perché l'incontro di sé è possibile solo incontrando Dio in sé e tale incontro si realizza nell'immagine creaturale, personale e cosmica insieme, che noi siamo di Dio e che condividiamo con tutta la creazione.

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