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  • Silvano Scalabrella

Cristianesimo contemplativo

Il semplice andare in chiesa, la pratica devozionale, il partecipare ad iniziative ecclesiali di carattere pratico e pastorale non sono sufficienti a colmare il vuoto spirituale, che non è solo ecclesiale e sociale, ma prima di tutto individuale ed esistenziale. Quel vuoto non si riempie con attività religiose, né per apprendimento culturale: ogni persona, così come ogni generazione, deve lavorare su di sé come se fosse un inizio, come se fosse la prima volta. Si deve ricominciare in prima persona, come se non si fosse fatto nulla fino ad allora. Solo così si potranno scoprire ed apprezzare le ricchezze spirituali della tradizione contemplativa dei cristiani che ci hanno preceduto. Oggi comprendiamo che, poiché tutti sono chiamati alla santità, è giunto il tempo per un cristianesimo contemplativo per tutti, senza più distinzione tra 'contemplativi' ed 'attivi', tra 'dentro' e 'fuori'.

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